Archivi categoria: Home

le Sette Regole del Silenzio

Cari signori, non vi ruberò troppo tempo. Il mio nome è Robert Mächler. Questa mia breve relazione nasce dalla mia lunga solidarietà con il grande scrittore Robert Walser, di cui mi onoro di aver decifrato i manoscritti e interpretato alcuni dettagli biografici. Io avevo diciannove anni (scuserete questa digressione personale, ma mi è utile per chiarirvi il senso della mia brevissima relazione) e non conoscevo affatto la sua opera, quando, disgustato dalla normalità della mia famiglia (mi amavano, non mi picchiavano, erano solo buoni), me ne allontanai, mi finsi pazzo e passai un certo periodo di tempo nella Maison de Santé de Malevoz, tentando di scrivere il mio libro Come tacque Zarathustra, articolando scrupolosamente il mio suicidio perché morendo avrei salvato l’umanità. Cercavo le Sette regole della Salvezza quando, in Walser, scoprii le Sette Regole del Silenzio –

prudenza, segretezza, simulazione, sogno, fantasticheria, metamorfosi, malinconia.

Le scoprii intatte, perfette, ingenue, indissolubili, nelle micrografie raccolte da Walser, nei suoi criptici appunti a matita scritti in quel modo lento, austero, fittissimo, come se scrivesse, perché scriveva per non dire nulla, nell’innocente desiderio che le sue ingenue e inconcludenti parole alla fine ricoprissero l’irritante e  rumorosa superficie del pianeta come la neve, dopo una lunga notte, ricopre l’intero paesaggio. La scrittura, liberata e indifferente, è solo una silenziosa conversazione con il proprio segreto. E Robert Walser, a cinquant´anni come io a diciannove, ha finto di essere pazzo; internato prima a Waldau e poi a Herisau, ha intrecciato mitemente canestri, in silenzio, senza pronunciare parole e senza scrivere parole, lo ha fatto perché solo così  poteva servire il Grande Ordine della Struttura Chiusa, realizzare le Sette Regole del Silenzio, smettere di fare il girovago di una sua scrittura senza fine, fare senza più dolore l´anacoreta del nulla, approdare, infine, approdare all´incantesimo di una neve senza suoni. Vi assicuro, signori, che Robert ha simulato la follia solo per essere il più vicino possibile, bel minor numero di conflitti con il mondo, alla sua mente. È stato prudente. Si è chiuso nel suo segreto. Ha simulato la follia trasformandosi in un matto. Ha continuato a fantasticare e sognare. È rimasto malinconico. Vedete:

Prudenza, Segreto, Simulazione, Metamorfosi, Fantasticheria, Sogno, Malinconia.

YumikoIzu-1-700

“Natale 1956, Herisau, Svizzera orientale. Una foto immortala il corpo disteso sulla neve di Robert Walser. Sono i suoi utimi passi verso il bianco, dopo oltre vent’anni “inchiodato dai suoi doveri quotidiani” nella casa di cura dell’Appenzell Ausserrhoden. Quello trascorso prima a Waldau poi a Herisau, è un tempo segnato dalla totale chiusura nel silenzio e dall’abbandono della scrittura in mancanza della condizione fondamentale di libertà per esprimerla. L’autore de I fratelli Tanner amato da Musil e Kafka, sarà conosciuto in Italia solo dal 1961, con l’uscita di Una cena elegante, a cura di Aloisio Rendi, a cui sarebbe seguito L’assistente e quasi dieci anni dopo Jakob von Gunten, La passeggiata, I temi di Fritz Kocher.”

L’ano solare

È chiaro che il mondo è puramente parodistico, nel senso che ogni cosa che si osserva è la parodia di un’altra, o ancora la stessa cosa sotto una forma deludente.

Da quando le frasi circolano nei cervelli occupati a riflettere, si è proceduto ad una identificazione totale, poiché con l’aiuto di una copula ogni frase lega una cosa all’altra; e tutto sarebbe visibilmente legato se si scoprisse a colpo d’occhio nella sua totalità il tracciato lasciato da un filo d’Arianna, che conduce il pensiero nel suo stesso labirinto.

Ma la copula dei termini non è meno irritante di quella dei corpi. E quando io esclamo: IO SONO IL SOLE, ne risulta una completa erezione, perché il verbo essere è il veicolo della frenesia amorosa.

Tutti hanno coscienza che la vita è parodistica e che manca un’interpretazione.

Così il piombo è la parodia dell’oro.

L’aria è la parodia dell’acqua.

Il cervello è la parodia dell’equatore.

Il coito è la parodia del delitto.

È la combinazione o la trasformazione meccanica di questi movimenti che gli alchimisti ricercavano sotto il nome di pietra filosofale.

È per l’uso di questa combinazione di valore magico che la situazione attuale dell’uomo è stabilita in mezzo agli elementi.

Una scarpa abbandonata, un dente guasto, un naso troppo corto, il cuoco che sputa nel cibo dei suoi padroni stanno all’amore come la bandiera sta alla nazionalità.

Un ombrello, una sessantenne, un seminarista, l’odore di uova marce, gli occhi accecati dei giudici sono le radici da cui l’amore si nutre.

Un cane che divora le viscere di un’oca, una donna ubriaca che vomita, un ragioniere che singhiozza, un vaso di mostarda rappresentano la confusione che serve da veicolo all’amore.

Un uomo messo in mezzo agli altri è irritato di sapere perché non è uno degli altri.

Sdraiato in un letto accanto a una ragazza che ama, dimentica di non sapere perché è lui invece di essere il corpo che tocca.

Senza saperne niente, soffre a causa dell’oscurità dell’intelligenza che gli impedisce di gridare che è lui stesso la ragazza che dimentica la sua presenza mentre s’agita tra le sue braccia.

O l’amore, o la collera infantile, o la vanità di una vecchia borghese di provincia, o la pornografia clericale, o il canto solitario di una cantante smarriscono dei personaggi dimenticati dentro appartamenti polverosi.

Avranno un bel cercarsi gli uni con gli altri avidamente: non troveranno altro che immagini parodistiche e si addormenteranno vuoti come degli specchi.

La ragazza assente e inerte che è appesa alle mie braccia senza sognare non mi è più estranea della porta o della finestra attraverso cui posso guardare o passare.

Ritrovo l’indifferenza (che le permette di lasciarmi) quando mi addormento per incapacità di amare quel che accade.

L’oro, l’acqua, l’equatore o il delitto possono indifferentemente essere formulati come il principio delle cose.

E se l’origine non rassomiglia al suolo del pianeta che appare esserne la base, ma un movimento circolare che il pianeta descrive intorno a un centro mobile, un’auto, un orologio o una macchina da cucire possono ugualmente essere accettati come principio generatore.

I due principali movimenti sono il movimento rotatorio e il movimento sessuale, la cui combinazione si esprime con una locomotiva composta di ruote e pistoni.

Questi due movimenti si trasformano l’uno nell’altro reciprocamente.

È così che ci si avvede che la terra girando fa accoppiare gli animali e gli uomini e (siccome ciò che risulta è anche la causa che lo provoca) che gli animali e gli uomini fanno girare la terra accoppiandosi.

È impossibile per lei sapere chi ritrova quando la stringo perché realizza ostinatamente un intero oblio.

I sistemi planetari che girano nello spazio come rapidi dischi e di cui il centro si sposta del pari descrivendo un cerchio infinitamente più grande non si allontanano di continuo dalla loro posizione che per ritornare ad essa alla fine della loro rotazione.

Il movimento è la figura dell’amore incapace di fermarsi su di un essere in particolare, passando rapidamente da uno all’altro.

Ma l’oblio che così lo condiziona non è che un sotterfugio della memoria.

Un uomo si alza bruscamente come uno spettro su una bara e si accascia nello stesso modo.

Si rialza qualche ora dopo poi si accascia di nuovo e così di seguito ogni giorno: questo grande coito con l’atmosfera celeste è regolato dalla rotazione terrestre di fronte al sole.

Così, benché il movimento della vita terrestre sia ritmato da questa rotazione, l’immagine di questo movimento non è la terra che gira ma la verga che penetra la femmina e ne esce quasi del tutto per rientrarvi.

L’amore e la vita appaiono singoli sulla terra solo perché tutto vi è frantumato da vibrazioni di ampiezza e durata diverse.

Tuttavia non c’è vibrazione che non sia congiunta con un continuo movimento circolare, come sulla locomotiva che viaggia sulla superficie della terra, immagine della continua metamorfosi.

Gli esseri non muoiono che per nascere alla maniera di falli che escono dal corpo per entrarvi.

Le piante si innalzano in direzione del sole e si accasciano in direzione del suolo.

Gli alberi innalzano sul suolo terrestre una quantità innumerevole di verghe fiorite drizzate verso il cielo.

Gli alberi che si slanciano con forza finiscono inceneriti dalla folgore o abbattuti, o sradicati. Tornati al suolo, essi si rialzano di nuovo con un’altra forma.

Ma il loro coito polimorfo è funzione della rotazione terrestre uniforme.

L’immagine più semplice della vita organica unita alla rotazione è la marea.

Dal movimento del mare, coito uniforme della terra con la luna, deriva il coito polimorfo e organico della terra con il sole.

Ma la prima forma dell’amore solare è una nuvola che si innalza sopra l’elemento liquido.

La nuvola erotica talvolta diventa uragano e ricade sulla terra sotto forma di pioggia mentre la folgore lacera gli strati dell’atmosfera.

La pioggia risorge subito sotto forma di pianta immobile.

La vita animale proviene interamente dal movimento dei mari e, all’interno dei corpi, la vita continua a tirar fuori acqua salata.

Il mare ha così svolto il ruolo dell’organo femminile che diventa liquido sotto l’eccitazione della verga.

Il mare si masturba continuamente.

Gli elementi solidi contenuti e mescolati dall’acqua animata da un movimento erotico ne schizzano fuori sotto forma di pesci volanti.

L’erezione e il sole scandalizzano quanto il cadavere e l’oscurità delle cantine.

I vegetali si volgono tutti verso il sole e, al contrario, gli esseri umani, benché siano falloidi, come gli alberi, in contrasto con gli altri animali, ne distolgono necessariamente gli occhi.

Gli occhi umani non sopportano né il sole, né il coito, né il cadavere, né l’oscurità, ma con differenti reazioni.

Quando ho il viso iniettato di sangue, diventa rosso e osceno.

Tradisce allo stesso tempo, con i suoi riflessi morbosi, l’erezione sanguinante e una sete impellente d’impudicizia e di dissolutezza criminale.

Così io non temo di affermare che il mio viso è uno scandalo e che le mie passioni non sono espresse che dal JÉSUVE .

Il globo terrestre è ricoperto di vulcani che gli servono da ano.

Benché questo globo non mangi niente, esso tuttavia rigetta fuori il contenuto delle sue viscere.

Questo contenuto scaturisce con fracasso e ricade scorrendo lungo le pendici del Jésuve, spargendo dappertutto la morte e il terrore.

In effetti, i movimenti erotici del suolo non sono fecondi come quelli delle acque ma molto più rapidi.

A volte la terra si masturba freneticamente e tutto sulla sua superficie crolla.

Jésuve è così l’immagine del movimento erotico che per rottura da alle idee contenute nello spirito la forza di un’eruzione scandalosa.

Quelli in cui si accumula la forza eruttiva sono necessariamente situati in basso.

Gli operai comunisti appaiono ai borghesi così laidi e sporchi quanto le parti sessuali e pelose o parti basse: presto o tardi ne seguirà una eruzione scandalosa durante la quale le teste asessuate e nobili dei borghesi saranno tagliate.

Disastri, le rivoluzioni e i vulcani non fanno l’amore con gli astri.

Le deflagrazioni erotiche rivoluzionarie e vulcaniche sono in antagonismo col cielo.

Così come gli amori violenti, si metteranno in rotta di collisione con la fecondità.

Alla fecondità celeste si oppongono i disastri terrestri, immagine dell’amore senza condizioni, erezione senza sfogo e senza regole, scandalo e terrore.

È così che l’amore esclama nella mia gola: io sono il Jésuve, immonda parodia del sole torrido e accecante.

Io desidero essere sgozzato mentre stupro la ragazza a cui avrò potuto dire: tu sei la notte.

Il Sole ama esclusivamente la Notte e indirizza alla terra la sua violenza luminosa, verga ignobile, ma si trova nell’incapacità di raggiungere lo sguardo o la notte benché le distese terrestri notturne si orientino di continuo verso l’immondizia del raggio solare.

L’ anello solare è l’ano intatto del suo corpo diciottenne a cui niente di così accecante può essere paragonato ad eccezione del sole, sebbene l’ano sia la notte.

Cattura-1

George Bataille